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Che cos’è la fotografia?

cos'è la fotografia

Che cos’è la fotografia? Lo so che è difficile ma è arrivato il momento di cercare di rispondere a questa domanda.
Negli ultimi giorni mi sono trovata troppo spesso ad esclamare “ma questa non è fotografia!” proprio di fronte ad una fotografia, suscitando comprensibilmente della perplessità.

La fotografia è un linguaggio di comunicazione

Per capire che cos’è la fotografia, dobbiamo considerare che, al pari della lingua scritta o parlata, si tratta di uno strumento che utilizziamo per comunicare. Quante volte, invece di un messaggio su whatsapp per dire che stiamo bene e ci stiamo divertendo, abbiamo mandato alla mamma un selfie mentre ce la stavamo spassando?

Quella è certamente una fotografia, come qualunque altra immagine si catturi con un’apparecchiatura dotata di un obiettivo e un “sensore”, che sia elettronico, chimico o quant’altro verrà inventato in futuro.

Che sia bella o brutta non frega niente a nessuno, men che meno alla mamma che è solo contenta di vederci belli sorridenti.

D’altra parte, di questo selfie, può fregargliene qualcosa ad altri che non siano la mamma o persone molto vicine a noi? La risposta è probabilmente no. E va bene così

Quando ci interessa una fotografia?

Come qualunque comunicazione, la fotografia ci interessa sicuramente nel momento in cui ci riguarda.

La lista della spesa che lǝ nostrǝ compagnǝ ci ha lasciato sul tavolo ci interessa, quella che un ignoto vicino ha perso sulle scale invece no.

Una lettera d’amore rivolta a noi ci interessa, una trovata per strada rivolta a chissà chi, probabilmente no. Cosa potrebbe fregarcene di un mucchio di parole di cui non conosciamo né l’autore né il destinatario?

Dipende. Se è una lettera scritta per sanare un banale scazzo della sera prima di cui non sappiamo nemmeno le circostanze, probabilmente niente. D’altra parte l’amore è un tema abbastanza universale: se i contenuti della lettera sono tali da far risuonare qualcosa in noi, che ci fa emozionare, immedesimare e riflettere, allora quella lettera potremmo anche considerarla un’opera in grado di assumere un significato anche fuori dal contesto in cui è nata.

Possiamo ancora fare ancora un passaggio e definire autorǝ, chi intenzionalmente produce un’opera.

Il selfie di cui parlavamo prima, non nasce come opera. Potrebbe esserlo per motivi fortuiti, non previsti al momento dello scatto. Può darsi che per una botta di culo o per la sensibilità di chi si è appena selfato, l’immagine possa contenere degli elementi di universalità, ma avviene raramente.

È molto più probabile dare origine ad un’opera attraverso un autoritratto, pratica che include la consapevolezza del tentativo di rendersi autorǝ e comunicare attraverso la rappresentazione del sé qualcosa di universale.

La tecnica nella fotografia

Padroneggiare la tecnica dello strumento che si sta usando, ci permette maggiore libertà di espressione.
Ce ne accorgiamo quando stiamo imparando una lingua straniera e siamo ancora fermi all’indicativo presente. Possiamo manifestare necessità contingenti, tipo chiedere dov’è la stazione o ordinare una birra. Non possiamo certo parlare delle nostre aspirazioni o delle nostre esperienze: per queste servono altri modi e tempio verbali.

Allo stesso modo, la tecnica in fotografia serve a non dover rinunciare ad esprimere qualcosa, perché non si hanno gli strumenti per farlo.

Dopodiché non è nemmeno fondamentale dominare tutte le tecniche. Chi vuole scrivere in prosa può non sapere come scrivere in versi, così come chi vuol fare street photograpahy può non sapere come si mette un flash in studio.

Quello che ritengo però fondamentale è che la tecnica sia al servizio dell’opera e non viceversa.

Sono sicura che ci sia qualcuno in grado di scrivere un sonetto composto solo da parole palindrome: chapeau! Sicuramente molto difficile, ma anche ‘sticazzi non ce li mettiamo?

Lo stesso vale per la fotografia: non importa quanto sia stata difficile realizzarla, quanta tecnica, studio o pazienza ci siano voluti. Nemmeno quante persone sarebbero in grado di farlo, men che meno chi sta scuotendo la testa difronte a cotanta maestria.
Se ciò che l’immagine muove è solo stupore o meraviglia, incredulità sul come sia stato possibile realizzarla, scusate ma siamo a livello di ingoiatori di spade.

No, non ho mai provato ad ingoiare una spada, non credo ci riuscirei e non ci penso nemmeno!
Massimo rispetto per chi lo fa e riesce a divertire la gente, ma stiamo parlando di intrattenimento.

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Che cos’è (infine) la fotografia?

Lo so che non bastano questi pochi paragrafi (che forse per qualcuno sono già stati troppi) ad inquadrare che cos’è la fotografia. Sperò però che aiutino a capire perché, chi ha a cuore la fotografia ogni tanto sbotti. O sbrocchi di brutto.

Il problema non sono assolutamente le foto bruttarelle che intasano i social.
Noi ci imbizzarriamo quando viene assegnata la qualità di opera (è questo che intendiamo con “fotografia”: purtroppo non c’è un altro termine come “letteratura” per poter fare le dovute distinzioni) a qualcosa che non rispetta i requisiti minimi.

Potremmo disquisire all’infinito su quali siano i requisiti minimi, qui ho gettato i mie due cents identificando principalmente:

  • Comunicare qualcosa di universale
  • Provocare qualcosa che vada al di là della semplice meraviglia
  • Essere consapevoli dell’atto fotografico

La fotografia ha una missione?

Chiaramente la fotografia no, non ce l’ha e non può averla.
Siamo noi umani che possiamo avere una missione e scegliere un mezzo piuttosto che un altro per portarla avanti.
Insisto ancora sulla foto che suscita “semplice meraviglia”, non perché disprezzi spettacoli che siano solamente in grado in divertire e intrattenere.

Credo però che l’essere umano meriti di più dell’intrattenimento. Compassione, comprensione ma anche critica, dubbi, stimoli. Sento un dovere di arricchire umanamente me e gli altri, per quanto mi sia possibile, scontrandomi ogni giorno con i miei limiti.

Non c’è quindi da stupirsi se giudico certi sforzi fotografici come degni di miglior causa e la loro grande diffusione (a discapito di altri) come panem et circenses.

Postilla

Dato che c’è sempre qualcuno pronto a dire che chi critica rosica, getto subito acqua sulla mia coda di paglia specificando che il massimo riconoscimento internazionale che ho ottenuto con una mia foto (Il Pink Lady Food Photographer of the Year 2022) l’ho ottenuto proprio con una foto del cazzo che non rispecchia nessuno dei criteri che ho indicato, ma era appunto spettacolare.
Perché era una foto commerciale e perché purtroppo così va il mondo.
Spero di poter presto portare a casa altre soddisfazioni con progetti che mi stanno maggiormente a cuore.

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