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La Stampa Fine Art

stampa fine art

Cos’è la stampa fine art? Ne avrai sentito parlare molto spesso, soprattutto in associazione al ritratto fine art. Ma di cosa si tratta veramente?
Se non sei tra quellǝ che se le bevono tutte, avrai la sensazione che qualcosa non torna… Infatti probabilmente sei capitatǝ su questa pagina per avere più informazioni. Leggi tutto e le avrai.

Gli ingredienti per una stampa Fine Art

Preferisci un video meno tecnico e più pragmatico? Eccolo! Altrimenti fai un bel respiro e leggi tutto…

Stampa fotografica amatoriale e professionale

La prima cosa da sapere è che quando portate le vostre foto a stampare, esistono normalmente due possibili canali di stampa: quello amatoriale e quello professionale.

Benché questi due termini sembrino riferirsi esclusivamente alla qualità, normalmente nascondono anche alcuni aspetti che potrebbe aiutarti o ritorcertisi contro.
Benché il processo di stampa possa apparire come qualcosa di automatico, in realtà non lo è affatto.
Ci sono molti passaggi da tenere sotto controllo. Ci sono tre possibili approcci:

  • 1- far finta di niente e sperare in bene
  • 2- mettere una qualche forma di automatismo
  • 3- seguire tutto passo a passo

Starai già intuendo che per avere una stampa fine art bisogna orientarsi verso l’opzione 3, ma vediamo le cose con ordine.

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Il file di partenza

Il file che vogliamo stampare non è altro che un insieme di istruzioni che dicono di che colore è ogni pixel che compone l’immagine. Queste istruzioni vengono interpretate da qualunque apparecchiatura che sia in grado di leggere il vostro file. Per esempio, se stai guardando a monitor, il tuo computer (smartphone o tablet) legge il file con l’immagine e dice al monitor di che colore deve far diventare ogni suo pixel per farti vedere correttamente l’immagine. Sembra facile, ma vedremo a breve che non lo è.

Quello che vorrei sottolineare qui, è che la qualità del file che si vuole stampare è cruciale per ottenere un buon risultato. Non sto parlando solo dei Megapixel (se vuoi approfondire leggi QUESTO ARTICOLO) che devono comunque essere sufficienti per poter stampare alla dimensione che vogliamo.

file danneggiato
A sinistra l’immagine originale, a destra la stessa immagine estremamente danneggiata. Il problema di una post-produzione violenta è tanto maggiore quanto l’immagine di partenza è già povera di informazioni.

Lasciando perdere i problemi più evidenti che un’immagine può avere (mosso, sfocato, sovraesposto, sottoesposto per incapacità tecnica del fotografo, oppure poco nitido, sgranato, poco definito a causa dell’attrezzatura scadente) ci sono alcuni difetti che nascono sia dall’imperizia nello scatto, sia e soprattutto nella post produzione.
È infatti inutile partire con un file che può distinguere tra 16,7 milioni di colori se lavorando male l’abbiamo ridotto a 5 milioni circa…

Non voglio addentrarmi nella questione “qualità del file” che diventerebbe troppo tecnica, ma cerco di farmi capire con un paragone: se abbiamo tra le mani la ricetta di un grande chef ma degli ingredienti mezzi marci o che fanno schifo, possiamo seguire le istruzioni alla lettera ma il piatto non verrà mai buono.

Lo stesso vale per la stampa. Possiamo utilizzare le migliori apparecchiature, curando ogni passaggio del processo, ma se il file di partenza è magagnato verrà sempre una porcheria.

Per questo, un canale di stampa amatoriale che ti promette una stampa fine art ti sta rifilando una fregatura. Dato che la maggior parte dei file che la gente vuole stampare non soddisfa i requisiti minimi per poter esser stampato in maniera decente, sarebbe folle far passare l’immagine attraverso un processo lungo, costoso e complicato.

Precisato questo, andiamo a vedere il delicato processo che porta ad una stampa fotografica.

Il profilo colore

Un computer legge il file e istruisce il monitor a colorarsi con certi colori, o il macchinario di stampa a stampare con certi colori, in determinate zone. Senza addentrarsi troppo nella questione, diciamo che sia il monitor che l’apparecchiatura di stampa hanno un loro dizionario chiamato “profilo di colore” che utilizzano per interpretare il file.

Questo dizionario è ovviamente fatto per essere il più accurato possibile, ma trattandosi di lingue diverse a volte perde colpi. Per fare un esempio, supponiamo che il file parli Italiano, il monitor Inglese e l’apparecchio che stampa Francese.

Se sul file c’è scritto “gatto”, il dizionario funzionerà bene e tradurrà “cat” per il monitor e “chat” per la stampa. Tuttavia, così come ci sono però parole la cui traduzione in un’altra lingua non è possibile o è un po’ approssimativa, anche per i colori ci sono tonalità che a monitor si vedono in un modo ma poi in stampa vengono diversamente.

Questo ovviamente vale se i dizionari sono accurati, se invece fossero scritti da Luca Giurato, si può facilmente immaginare cosa potrebbe venir fuori.

Il primo problema è quindi non avere sul computer un dizionario completamente scombinato: per scongiurare questo è necessario calibrare il monitor.

Il fatto che tu veda l’immagine a monitor in un certo modo non vuol dire niente!
Il monitor di un cellulare non lo puoi calibrare e tende ad essere molto luminoso e tendente all’azzurro. Quindi l‘immagine reale potrebbe essere molto più scura e più giallognola di come la vedi…

Per una stampa professionale c’è un operatore che guarda il file a monitor e può apportare delle correzioni a sua discrezione.
Nella stampa amatoriale le correzioni vengono fatte in automatico cercando di andare a mettere una pezza su quelli che sono i difetti più comuni applicando “miglioramenti” tipo i filtri di Instagram.

La calibrazione del monitor

Ci sono diverse apparecchiature per calibrare il monitor: quelle che funzionano bene costano a partire da 300 euro. Per cui se non hai grandi velleità, puoi calibrarlo ad occhio.
Ogni sistema operativo prevede una funzione per calibrare il monitor, dove vi vengono fatti vedere dei quadretti, delle righe e voi dovete scegliere quello più chiaro, i due che più si somigliano a altre cose così.

La calibrazione dipende anche dalla luce ambiente. Se di giorno la luce arriva dalla finestra ma la sera da una lampada, devi fare due calibrazioni creando due profili di colore e usare uno o l’altro a seconda della situazione.

calibrazione monitor stampa

Dato che la maggior parte delle fotografie che arrivano in stampa provengono da persone che non hanno provveduto in nessun modo a calibrare il monitor, ecco che ha senso che il canale amatoriale applichi una correzione, cercando di rendere normali i colori sballati che arrivano dai clienti.

Il problema è che se la tua foto non ha dei problemi ma ha di suo una prevalenza di toni blu o è molto chiara perché il soggetto è chiaro o perché a te piace così, il canale di stampa amatoriale te la scombinerà completamente cercando di correggerla.

Se hai il monitor calibrato (quindi hai messo a posto il dizionario Italiano-Inglese) e hai curato personalmente il trattamento dell’immagine, puoi lanciarti nel canale professionale. L’ultimo piccolo scoglio è avere il dizionario Inglese-Francese che ti permette di capire come la stampa interpreterà quello che si vede a monitor.

Gestione colore della stampante

Eccoci ad affrontare l’ultimo scoglio: il profilo colore della stampante (il dizionario Italiano-Francese del nostro esempio), quello che permette alla stampante di interpretare le informazioni che le invia il computer. Con “stampante” intendiamo genericamente un’apparecchiatura atta alla stampa fotografica, non necessariamente a getto di inchiostro.

Se vuoi approfondire sulle tipologie di stampa, leggi QUESTO ARTICOLO

Rispetto alla calibrazione del monitor, questo passaggio presenta una difficoltà in meno perché normalmente è il produttore della stampante che fornisce il profilo colore ed è sufficiente installarlo nel proprio computer. A seconda del programma utilizzato per gestire la stampa, sarà possibile fare una “soft proof”, ovvero una simulazione a monitor di come apparirà la foto sulla carta che abbiamo scelto.
Sì, perché il profilo colore della stampante tiene anche conto della sua resa sulle principali carte in commercio adatte per quella stampante.

Quest’ultimo dettaglio non è del tutto trascurabile, per il seguente motivo:

se una stampante non ha un profilo colore dedicato alle principali carte fine art in commercio, non sarà in grado di stampare correttamente su quelle carte. Anche se contro ogni logica ti ostinassi a darle in pasto una carta fine art, non potendo selezionare altro che un profilo colore generico, non otterresti una stampa fine art!

Se vuoi stampare attraverso il canale professionale, il profilo di colore te lo deve fornire il tuo stampatore. Se usa carte diverse, ricordati di dirgli su che carta vuoi che stampi.

La stampa Fine Art

Finalmente abbiamo tutti gli ingredienti per capire come si esegue una stampa fine art.

  • 1- Partire da un file ricco di informazioni, in cui gli 8 o i 16 bit siano sfruttati al meglio
  • 2- Post-Produrlo su un monitor calibrato in modo da avere una percezione del colore più corretta possibile
  • 3- Conoscere il profilo colore della stampante relativo alla carta
  • 4- Seguire personalmente il processo di stampa

La numero 4 è l’ingrediente che ancora non avevo svelato. Per poter parlare di stampa fine art, il fotografo deve seguire le operazioni di stampa. Infatti, nonostante tutte le accortezze messe in campo, non è detto che il risultato sia esattamente quello desiderato. Possono essere necessarie più prove, più modifiche al file di partenza, prima di ottenere la stampa definitiva.
Capiamoci: anche il primo tentativo di stampa è normalmente una buona stampa fotografica.
Ma, se vogliamo appiccicarci “fine” e “art”, è nostro dovere essere perfezionisti.

Qualche consiglio per stampare

Normalmente se fai stampare online o da un chiosco, oppure se non è altrimenti specificato, la stampa sarà amatoriale. Se ti viene assicurato che la stampa sarà professionale, questo ti garantisce soltanto una maggior qualità, ma non che sarà anche senza correzione.

Come tutti i prodotti l’unico modo per avere ciò che si vuole è chiedere, informarsi e capire se la persona a cui ti stai rivolgendo è in grado di darti ciò che vuoi o se ad un certo punto ti getta addosso del latinorum pur di prendere il lavoro e venderti cosa ha da venderti.
Un buon indizio per la stampa professionale senza correzione è che vi diano di buon grado il profilo colore.

A grandi linee, queste sono i tipi di stampa fotografica che puoi osare a seconda del tuo livello:

  • 1- Amatoriale se scatti in jpg con un telefono, una compatta, non hai capito niente dei profili di colore, né ti interessa capire.
  • 2- Professionale, se hai una macchina di qualità media, scatti in jpg o raw, lavori un po’ l’immagine e hai calibrato il tuo monitor.
  • 3- Professionale senza correzione, se scatti in raw, curi lo sviluppo del file e la post-produzione dell’immagine.

Sul professionale con o senza correzione potremmo discutere a lungo. Bisogna capire come viene fatta la correzione. Se è automatica, ricadiamo nei problemi del canale amatoriale. Se viene eseguita dallo stampatore devi assicurarti che ne tenga traccia. Altrimenti se fai ristampare la stessa foto o un’altra della stessa serie e lo stampatore applica una correzione simile ma non identica, si noterà sicuramente.
Quindi a questo punto è meglio senza correzione.

Se si tratta di ingrandire una foto a cui tieni ma non sei in grado di prepararla per la stampa professionale valuta di farla post produrre a chi te la stampa.
Per chi lo sa fare spesso si tratta di un lavoro di qualche minuto che o ti viene proposto come incluso con la stampa o comunque non incide molto sul prezzo finale e ti darà un risultato molto superiore.

Ma da Plastikwombat Stampate?

Abbiamo una Canon  imagePROGRAF PRO-1000, stampiamo su carte fine art Hahnemühle.
Però non siamo un laboratorio di stampa. La usiamo per stampare i servizi fotografici che facciamo ai nostri clienti oppure le nostre foto a tiratura limitata che puoi venire ad acquistare in studio.
Ogni tanto abbiamo stampato per qualche vicino ma… davvero, non ci va!

Per un motivo molto semplice: chi entra in negozio e vede le nostre stampa appese ai muri, pensa che facendo stampare la sua possa arrivare alla stessa qualità. Non è così, anche perché se fosse potremmo buttar via la macchina foto, aprire un bar nello studio e lasciar perdere la fotografia.

Ci sembra più sensato spiegare che se vuoi quella qualità in una foto, per te lǝ tua ragazzǝ, la tua famiglia o con chi vuoi, è meglio venire in studio a farti fare un servizio che non sprecare i soldi per farti post-produrre una tua foto e farla stampare fine art, tirandola per i capelli.


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