Edward Weston in mostra al Camera – Torino
Dal 12 febbraio al 2 giugno 2026
Perché visitare la mostra di Edward Weston
Perché permette di seguire oltre quarant’anni di evoluzione fotografica attraverso il percorso di Edward Weston, dalle prime prove pittorialiste fino alla piena affermazione della straight photography.
Non è solo una retrospettiva: è il racconto di una svolta.
Il percorso mostra il momento in cui la fotografia smette di imitare la pittura e conquista un linguaggio proprio. Weston, cofondatore del gruppo f/64, è al centro di questo cambiamento: nitidezza, rigore, attenzione alla forma e alla luce diventano il cuore della sua ricerca.
Visitare la mostra significa capire come nasce una fotografia moderna, autonoma, capace di dialogare con le avanguardie europee ma anche di prendere una strada personale. Un’occasione per vedere da vicino una trasformazione che ha segnato il modo in cui ancora oggi guardiamo le immagini.
Spoiler
Oggi (10/2/2026) che scriviamo, non hanno ancora finito di allestirla, ma noi di Plastikwombat l’abbiamo già vista l’autunno scorso a Parigi. Torneremo comunque a vederla, ma giusto per dirvi che non abbiamo la macchina del tempo, né tiriamo a indovinare…
La nascita e l’evoluzione della fotografia
Certo, la fotografia nasce a fine ‘800 con Nicéphore Niépce e Louis Daguerre, ma quando nasce la fotografia come linguaggio indipendente da altri linguaggi visivi?
Sostanzialmente con l’abbandono del pittorialismo, momento in cui si emancipa dall’essere considerata lo strumento dei pittori falliti e viene riconosciuta come mezzo. Un mezzo le cui caratteristiche non devono mimetizzarsi o nascondersi, ma diventano parte integrante dell’estetica.
Se dovessi riassumere la mostra in due immagini, la prima sarebbe questa: ‘M’ on the black horsehair sofa (1921)

Chiedetevi se la vostra veneranda zia Mariuccia (ne abbiamo tutti una, qui a Torino) direbbe: “che bella, sembra un quadro!“?
Lo so che non è un’analisi da intenditori, ma è una buona cartina el tornasole per capire se siamo ancora in odore di pittorialismo o no.
Quindi ok, possiamo già essere ad un decennio dal fondare il gruppo f/64 (est. 1932) aver abbracciato in linea teorica il modernismo, ma questa splendida e delicata fotografia è ancora ben lontana dalla straight photography.
Passiamo quindi alla seconda: Tina Modotti (nude in studio), (1922). È passato solo un’anno, ma la differenza si vede eccome!

Abbiamo sempre un parquet, un fondale a rivelare che siamo in uno studio, una luce naturale che arriva radente da un finestrone laterale. Ma il divano in pelle (pelo di cavallo se dobbiamo prendere sul serio il titolo) e l’ikebana sono sostituiti da delle cappelliere, che potremmo tranquillamente scambiare per dei fusti o dei rocchetti, tanto è industrial l’atmosfera.
In più, anche se ogni elemento è posizionato con estrema cura e studio degli spazi e dei volumi, è fatto in maniera molto meno ostentata rispetto a ‘M’ sul divano, lasciandoci quella sensazione che sia tutto buttato lì un po’ a caso.
Tina Modotti sta fumando una sigaretta.
A zia Mariuccia non piace. Il pittorialismo è finito.
Il peperone di Edward Weston
Possiamo parlare di Edward Weston senza menzionare uno dei suoi celeberrimi peperoni?
Certo che no, infatti ecco a voi il peperone n°30 (1930).

Bello il peperone di Weston, a chi non piace il peperone di Weston?
Piace pure alla zia Mariuccia nella bagna cauda, ma noi vorremmo capire cosa centra col modernismo e la straight photography.
Con questo peperone fuori contesto (non è food photography, né natura morta) stiamo assistendo ad un “nudo” di peperone, dove la forma, la materia contribuiscono a rappresentare la cosa in sé. Non è il peperone che puoi trovare al banco ortofrutta, è l’ideale platonico della peperonicità.
Cionondimeno è, fattualmente, un peperone: un peperone che era lì davanti alla camera, scolpito dalla luce e impressionato sulla pellicola, che sembra in tutto e per tutto un peperone.
L’eredità di Watson nel postmodernismo
È giunto il momento di presentarvi Ken Moody fotografato da Robert Mapplethorpe (1984)

Innegabilmente l’estetica è molto simile al peperone, ma Mapplethorpe è Modernista o Post-Moderno?
Che differenza c’è tra Ken e il peperone?
Formalmente quasi nessuna.
L’intento però è completamente differente: la rappresentazione dell’omosessualità e della “nerezza”, hanno un forte intento politico di rottura, che va molto oltre la rappresentazione dell’oggetto in sé.
La sensualità non è più solo un fatto estetico, che può essere incarnato anche da un peperone, una duna, una conchiglia, un water. Sono il concetto e il contesto (storico e socioculturale) in cui l’opere viene realizzata, che iniziano a prendere il sopravvento sul soggetto e sul medium.
Ma non voglio andare troppo oltre. Mapplethorpe lo trovate fino a giugno in mostra a Palazzo Reale a Milano o qui a Torino ogni tanto alla Galleria Franco Noero, anche se normalmente nessuno ve lo dice.
Conclusioni
Non perdete questa occasione per conoscere l’opera di Edward Weston che ci accompagna attraverso l’emancipazione da una fotografia che cerca uno status di arte, alla fotografia che definisce il proprio modo di essere arte, fino a gettare le basi per il passaggio da medium a veicolo per idee complesse e contemporanee.
La curva di un peperone, la curva di una schiena: la forma rimane, ma il mondo che riflette si trasforma completamente.
Le immagini sono utilizzate a fini di analisi e discussione, in conformità all’art. 70 L. 633/1941. Tutti i diritti appartengono ai rispettivi autori

